Di lutto perinatale non si parla?
Inizia oggi il mese dedicato alla consapevolezza sul lutto perinatale e…
Non possiamo più dire che di lutto perinatale non si parli.
Basta aprire i social: professionisti, divulgatori e soprattutto chi questa esperienza la vive sulla propria pelle condividono storie, riflessioni, percorsi. Si parla, finalmente.
Forse è arrivato il momento di fare un passo ulteriore e porci una domanda più profonda:
Come se ne parla? Che tipo di cultura stiamo costruendo attorno a questo dolore, e che effetto hanno su di noi i messaggi che circolano?
Fare cultura del lutto perinatale significa lavorare costantemente affinché idee, concetti e persino le migliori intenzioni non si trasformino in scatole ideologiche: modelli rigidi che rischiano di limitare l’espressione individuale del dolore e di togliere spazio alla ricerca di modi personali, unici e legittimi di attraversarlo.
Chi si ritrova improvvisamente dentro questa esperienza spesso è privo di parole proprie: attinge inevitabilmente al bacino della cultura comune, al linguaggio che trova già pronto attorno a sé. È quel patrimonio condiviso che finisce per orientare i pensieri e il modo stesso in cui vivrà la perdita.
Per questo la consapevolezza del messaggio che mandiamo è una responsabilità che riguarda tutti noi: ciò che esprimiamo oggi, domani potrà essere raccolto da altri e influenzare il loro cammino.
Per tutto il mese di ottobre, noi di AILPE abbiamo scelto di dedicare ogni giorno a un esercizio di consapevolezza condiviso: fermarci a osservare le parole.
Proporremo quotidianamente frasi ed espressioni che ricorrono abitualmente attorno al lutto perinatale. Formule che il gergo comune ha consolidato, ma che a volte ritroviamo persino nei testi o nel linguaggio di chi lavora nel settore. Non si tratta necessariamente di mancanza di sensibilità o di preparazione: spesso sono automatismi, consuetudini ereditate, parole usate in buona fede credendo che siano adeguate.
Cosa nascondono queste frasi ordinarie?
Cosa muovono dentro di noi quando le ascoltiamo o le diciamo? Come ci lasciano?
Non abbiamo alcuna intenzione di giudicare chi usa queste espressioni, né la presunzione di stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato” dire. Vogliamo praticare discernimento: smontare il significato delle abitudini verbali per comprendere il loro impatto e aprire lo spazio ad altre possibilità espressive, più consapevoli e autentiche.
Vi invitiamo a camminare con noi lungo tutto questo mese per coltivare insieme uno sguardo riflessivo, costruttivo e attento.