Il primo giorno di scuola e il lutto perinatale

Il primo giorno di scuola e il lutto perinatale

Quando arriva settembre, tra vetrine piene di zaini colorati, bacheche social invase da foto di classe e cancelli affollati di famiglie, dentro di te può tornare a dolere una ferita.

Se tuo figlio oggi avrebbe avuto l’età per varcare per la prima volta la soglia della scuola dell’infanzia o della primaria, la tua mente potrebbe far scattare una scena vivida: lo vedi con il grembiule addosso, immagini la sua mano stretta nella tua, provi a indovinare quale astuccio avrebbe scelto o con che passo si sarebbe incamminato verso l’aula.

Forse, di fronte a queste immagini, ti è capitato di sentirti dire o di ripetere a te stessa/o, che si tratti solo di fantasie, che stai soffrendo per qualcosa che in fondo non è mai esistito.

Eppure la scienza racconta una storia del tutto diversa.

Le neuroscienze hanno ampiamente dimostrato che per il nostro cervello immaginare intensamente un’esperienza equivale ad averla vissuta. I circuiti neurali che utilizzi per ricordare un evento passato sono gli stessi che usi per prefigurare il futuro. Quando hai atteso tuo figlio, il tuo corpo e la tua mente non stavano semplicemente sognando a occhi aperti: hanno registrato sensazioni fisiche, variazioni ormonali, risonanze corporee e conversazioni intime.

Hai conosciuto intimamente quel bambino e ne conservi tracce reali e profonde, impresse nella tua memoria somatica e affettiva, anche se vissute all’interno e non attraverso aneddoti esteriori.

Il tuo cervello funziona come un sofisticato navigatore che traccia costantemente una mappa dei tuoi legami affettivi, programmando tappe prevedibili lungo la linea del tempo, come i primi passi, le prime parole e il primo giorno di scuola. La sofferenza acuta che puoi avvertire in questo periodo non nasce da qualcosa che stai inventando, ma dal cortocircuito fra la mappa e il legame che continuano a esistere dentro di te come un’esperienza viva e memorizzata, mentre all’esterno la realtà materiale non ne riflette la presenza tangibile.

Questo dolore non è un errore, ma lo spaesamento del tuo sistema nervoso che si trova a dover aggiornare una mappa rimasta priva del suo riscontro nel mondo fisico.

Sapere che questa memoria interna è autentica può aiutarti a togliere un peso enorme, liberandoti dalla sensazione di sentirti “sbagliata/o” o fuori luogo.

Al tempo stesso, rimanere intrappolata/o nel confronto continuo tra ciò che senti dentro e ciò che manca fuori rischia di prosciugare le tue energie.

Per ritrovare un equilibrio nel presente puoi intervenire su questo automatismo.

Puoi iniziare dando un nome a ciò che accade senza giudicarti.

Quando l’immagine di tuo figlio con lo zaino si presenta alla mente, invece di respingerla o di lasciartene sommergere, prova a riconoscerla con lucidità: è il tuo cervello che sta semplicemente consultando la vecchia mappa di un legame reale e significativo. Riconoscere il funzionamento della tua mente crea subito un piccolo spazio di respiro tra te e l’onda emotiva.

Dato che queste immagini tendono a trascinarti lontano dalla realtà contingente, diventa prezioso rientrare nel corpo affidandoti ai cinque sensi.

Sentire la solidità del pavimento sotto i piedi, concentrarti sul calore o sulla freschezza di un bicchiere d’acqua tra le mani, allungare l’espirazione o dedicarti a un’azione materiale quotidiana comunica al tuo sistema nervoso che, qui ed ora, sei al sicuro. È un modo gentile per ricordare al corpo che la tua vita continua ad accadere nel momento presente, l’unico spazio che puoi realmente abitare.

Può esserti utile anche delimitare lo spazio del ricordo, invece di subire passivamente gli stimoli esterni per tutta la giornata.

Scegliere un momento preciso, anche solo dieci minuti al mattino o alla sera, per accendere una candela, guardare un oggetto speciale o dedicare un pensiero raccolto a tuo figlio, consente a quella memoria di avere tutta la sua dignità senza saturare ogni ora della tua quotidianità.

Nei giorni più intensi di settembre, inoltre, scegliere di ridurre il tempo trascorso sui social o declinare conversazioni che senti troppo pesanti non è una fuga, ma una scelta consapevole di protezione e rispetto per te stessa/o.

Aderire al presente non significa dimenticare o tradire l’amore per chi non c’è. La memoria interna di quel legame rimane un capitolo prezioso della tua storia personale, che merita rispetto ma non ha bisogno di essere inseguita in una dimensione ipotetica per conservare il suo valore.

Puoi continuare a custodire quel legame dentro di te, camminando nella realtà di oggi con passo fermo e senza il peso dell’assenza.

Se in questo passaggio senti il bisogno di un confronto, di dare un senso a ciò che provi o semplicemente di trovare uno spazio in cui la tua esperienza sia compresa e accolta, puoi rivolgerti ad AILPe – Associazione Italiana Lutto Perinatale.

AILPe è accanto a chiunque stia attraversando il dolore per la perdita di un figlio, offrendo accoglienza, ascolto e supporto qualificato, anche se dall’evento sono passati mesi o molti anni: il tempo trascorso non cancella il valore del legame, né la possibilità di trovare equilibrio e serenità.

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