Perché è successo? Perché proprio a me?

Perché è successo? Perché proprio a me?

Quando la vita si interrompe emergono quasi sempre due domande: «Perché è successo? Perché proprio a me?».

Sono gli interrogativi più frequenti tra chi attraversa l’esperienza del lutto perinatale. Più in generale, sono le domande che l’essere umano si pone ogni volta che la realtà devia da ciò che era stato previsto.

Per comprendere la necessità di queste domande, dobbiamo fare un passo indietro e guardare a come siamo stati educati a narrare l’esistenza.

La trappola della realtà lineare

Siamo immersi in un modello culturale e sociale che ci descrive la realtà come un percorso lineare e tendenzialmente meritocratico. Ci viene insegnato che esiste un rapporto diretto di causa-effetto tra il nostro impegno e il risultato: se desideri qualcosa con sufficiente intensità, se pianifichi con cura, se ti impegni al massimo delle tue forze, allora quella cosa accadrà.

Questa narrazione, pur rassicurante, crea una pericolosa illusione di controllo. Quando irrompe l’imprevisto, per esempio la morte perinatale, il nostro sistema di significati va in cortocircuito.

Non essendo abituati a considerare l’imprevisto come parte della complessità della vita, tendiamo a tradurlo immediatamente in un fallimento personale:

«Forse non l’ho desiderato abbastanza»

«Forse ho sbagliato qualcosa»

«Forse non sono stata abbastanza attenta»

La colpa diventa così il rifugio della mente: paradossalmente, per il nostro cervello è meno intollerabile sentirsi colpevoli (il che implica che avremmo potuto controllare l’evento) piuttosto che accettare l’assoluta e impotente imprevedibilità della vita.

Non soccombere al vuoto

La ricerca di una ragione non è solo un tentativo di comprendere, può diventare una vera e propria strategia di sopravvivenza.

Trovare una causa permette di incanalare un’enorme quantità di energia. Indagare, leggere, consultare medici, ricostruire i giorni precedenti l’evento: sono tutte attività che richiedono un investimento massiccio di forze. Mentre la mente è occupata a cercare una spiegazione, si crea una temporanea distanza di sicurezza dal vuoto lasciato dalla perdita.

Cosa succede quando una risposta viene trovata?

A volte la medicina offre una spiegazione chiara, una causa clinica, eppure talvolta, contraddicendo le aspettative, il cuore non si quieta. Terminata la ricerca non resta che confrontarsi con il vuoto. Con questo passaggio, lento e faticoso, il cerchio inizia a chiudersi e quel vuoto smette di essere una voragine per diventare parte di una nuova normalità.

Sine causa

Altre volte, la risposta semplicemente non c’è.

Nel lutto perinatale, molte indagini non trovano una spiegazione medica perché c’è ancora molto che non campiamo
sulla morte perinatale.

In questo caso può sembrare che non si possa trovare pace mai più, perché manca l’ultimo tassello per archiviare l’accaduto. Tuttavia la pace non risiede nella spiegazione clinica bensì nella possibilità di integrare l’accaduto nella propria storia.

Perché accade?

La risposta capace di spiegare perché questo evento si sia verificato, è piuttosto semplice, eppure si fa molta fatica a pronunciare. Può sembrare dura, eppure contiene in sé il seme della possibile liberazione:

Ciò che è accaduto, è accaduto perché sei viva. Perché sei vivo.

La morte non è una punizione, né un errore di percorso dovuto a una mancanza di merito. La vulnerabilità, l’esposizione all’imprevisto e la finitudine fanno parte della biologia e dell’esistenza stessa. Non è colpa tua.

Inoltre non è successo solo a te. Anche se il silenzio sociale e l’isolamento istituzionale ti fanno sentire l’unica persona al mondo a camminare in questo deserto, non è così. È accaduto, e accade, a moltissimi. Esiste una grande comunità di storie simili: siamo un popolo.

Lo spazio che accoglie

Se in questo momento ti trovi dentro queste domande, se la tua mente continua a riavvolgere il nastro alla ricerca di un senso, forse non troverai le risposte che desideri, o quelle che ti aspetti.

Ma qui trovi noi. Pronti ad accogliere te, la tua storia, il tuo dolore e il silenzio. Non sei sola. Non sei solo.

AILPe è qui per tenderti la mano. Contattaci per scoprire i nostri progetti di sostegno e condivisione.

Perché è successo? Perché proprio a me?

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