Commemorazione dei defunti

Commemorazione dei defunti

Ottobre si è appena concluso. È stato un mese intenso, interamente dedicato alla consapevolezza e alla sensibilizzazione sul lutto perinatale. Come AILPe vi abbiamo accompagnato quotidianamente, analizzando e decostruendo quei modi di dire consueti che siamo abituati ad usare, proponendo riformulazioni capaci di restituire senso, rispetto e adeguatezza a un’esperienza complessa.

Il 15 ottobre ci siamo raccolti nelle piazze di molte città. In particolare, noi di AILPe siamo stati a Roma, partecipando in piazza del Campidoglio all’evento promosso da Zonta Parioli. Abbiamo acceso insieme una luce: un gesto corale che è stato calore, vicinanza e riconoscimento per quelle vite che hanno attraversato le nostre, trasformandole per sempre.

Oggi, 2 novembre, è il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti ed è oggi che possiamo sentirci pienamente autorizzati a onorare di nuovo queste piccole vite, insieme a tutte le altre che ci hanno accompagnato e che non sono più fra noi.

I piccoli deceduti in epoca pre e perinatale non sono “meno morti”, né sono morti diversi dagli altri. Semplicemente, oggi sono ancora poco visibili: è per questa ragione che il lutto di chi li piange ha ancora bisogno di un aggettivo – perinatale – per essere specificato e compreso; ed è perché c’è ancora un profondo vuoto culturale da colmare che il mese di ottobre, con le sue campagne di informazione, e il 15 ottobre, con la sua Onda di luce, hanno senso d’esistere.

Non lasciamo che la necessità di fare luce ci svii: non significa che questi defunti appartengano a una categoria a parte. Non sono diversi da tutti gli altri: sono solo ancora non visti.

Come sappiamo, non esiste un modo giusto o sbagliato di attraversare il lutto: ciascuno di noi vive e racconta una storia unica. C’è chi trova conforto nel recarsi al cimitero e chi quel luogo non lo frequenta affatto, custodendo comunque i propri cari nella quotidianità. Non è la presenza di una tomba o di uno spazio dedicato a definire un’assenza reale: i morti sono tali quando la loro esistenza terrena si conclude, e appartengono a chi li ha amati, pianti e ricordati.

I gesti e i riti si sono andati strutturando e diffondendo già a partire da decine di migliaia di anni fa: commemorare i defunti in epoca pre e perinatale insieme a tutti gli altri consente di ricavare uno spazio d’espressione per un legame potente, sebbene invisibile; permette di legittimare uno spazio che troppo spesso è sminuito; conferisce la stessa dignità d’ogni altra morte ad un’assenza che in troppi ancora giudicano inferiore ad altre.

Questi piccoli non sono diversi: compiere per loro gli stessi identici gesti che compiamo per tutti gli altri nostri cari scomparsi, mette in pratica questa affermazione.

Se per te oggi è consueto dedicare un momento ai tuoi defunti – portando un fiore, recandoti al cimitero, accendendo una luce, dedicando un pensiero o compiendo qualunque rito ti appartenga –, sentiti libera o libero di fare spazio anche a chi è rimasto piccolo. Hanno attraversato la nostra vita, e nella memoria comune dei nostri morti il loro posto è già lì, accanto a tutti gli altri.

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