Progettare di nuovo: stare nell’incertezza quando il continuum si spezza

Progettare di nuovo: stare nell’incertezza quando il continuum si spezza

La morte di un figlio è un evento che precipita la famiglia in una cascata di emozioni esistenziali, mettendo a dura prova ogni equilibrio. Spesso si sente dire che tale perdita sia “contro natura”, ma questa è in realtà una percezione più culturale che biologica. In natura, la morte fa parte del ciclo vitale; è la nostra cultura ad aver costruito l’idea di un continuum lineare in cui i figli sopravvivono necessariamente ai genitori. Quando questo schema si rompe, non si infrange una legge naturale, ma la nostra fondamentale illusione di controllo sul tempo e sulla vita.

Il valore del figlio e la trasformazione del legame

Con la perdita di un bambino muore una persona reale, non svanisce semplicemente un’idea. Spesso, nel parlare di lutto perinatale, si afferma che a morire non sia solo il bambino ma anche il futuro; tuttavia, perdere la proiezione di domani che avevamo costruito con la presenza dell’altro è un aspetto intrinseco a ogni lutto significativo. Enfatizzare eccessivamente questo elemento rischia di essere funzionale a togliere valore alla realtà del figlio, assecondando la fatica della società nel riconoscerlo come individuo reale e non solo come un progetto infranto.  

Il nucleo dell’esperienza risiede nella necessaria trasformazione della genitorialità: proprio come accade in ogni rapporto umano a fronte della morte di uno dei componenti, anche questo legame deve modificarsi profondamente, portando i genitori a cercare nuove coordinate per un’identità e una famiglia che ne escono permanentemente cambiate.

Una paura concreta, non irrazionale

Molte coppie sperimentano un’ansia paralizzante riguardo al domani. Spesso definita “irrazionale”, questa paura è in realtà estremamente concreta e consapevole: è la certezza che l’imprevedibile può accadere, perché è già accaduto. Dopo un evento inaspettato che ha compromesso la capacità di sentirsi al sicuro, la mente attiva un meccanismo di difesa vigile. Non è un errore del pensiero, ma la logica conseguenza di chi ha conosciuto la fragilità estrema dell’esistenza.

Progettare senza il velo del controllo

Iniziare a guardare di nuovo avanti non significa “superare” o dimenticare. Significa imparare a camminare con la consapevolezza nuova della nostra mancanza di controllo. Questa consapevolezza viene spesso percepita come un nuovo, pesante fardello nel cuore, che trasforma ogni futuro progetto in un atto di coraggio e vulnerabilità.

All’interno della coppia, questa nuova dimensione può essere vissuta a velocità differenti:

  • Chi cerca di ripartire: talvolta uno dei partner prova a ricostruire una “nuova normalità” attraverso l’azione, cercando di riprendere il timone della propria vita.
  • Chi ha bisogno di sostare: l’altro partner può sentire il bisogno di rimanere fermo nel dolore, percependo ogni spinta verso il futuro come una minaccia al legame con il figlio che non c’è più.

Entrambi i modi di stare il futuro sono risposte valide a una ferita che ha inciso su ogni aspetto di noi.

Stare nel presente, un passo alla volta

Non esiste un obbligo di essere “progettuali”. Il futuro si costruisce non con grandi promesse, ma attraverso la pazienza di restare vicini tra le macerie. Riconoscere che il controllo è un’illusione può essere spaventoso, ma è anche il punto di partenza per una vicinanza più autentica, basata sulla realtà di ciò che siete diventati.

Cercate di accogliere che la vostra vita sia permanentemente cambiata, non cercate di ritornare quelli di prima, ma permettetevi di scoprire come si possa, lentamente, riabitare il domani portando nel cuore la forza del vostro amore.


Il futuro vi spaventa? Non siete soli. Se guardare avanti vi provoca vertigini, l’Associazione Italiana Lutto Perinatale vi offre ascolto e supporto per navigare questa incertezza.

Progettare di nuovo: stare nell’incertezza quando il continuum si spezza

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