Il corpo d’estate durante il lutto perinatale
L’estate è, per definizione, la stagione dell’esposizione. I vestiti si alleggeriscono, la pelle si scopre, le forme diventano visibili. Per la società, il corpo estivo è un corpo vitale, performante, pronto alla spensieratezza e all’esibizione.
Cosa accade quando quel corpo porta su di sé le tracce, più o meno visibili, di una gravidanza interrotta?
Dopo la perdita di un bambino nell’attesa o alla nascita, il corpo materno si trova ad attraversare una dolorosa scissione. È un corpo che ha cambiato forma, che ha le cicatrici di un cesareo o i segni di un travaglio, che sta vivendo, o ha da poco vissuto, il post-partum, ma che si ritrova “a mani vuote”. Durante le altre stagioni, maglioni e cappotti offrono una sorta di rifugio, una sorta di scudo di tessuto che nasconde le forme e protegge dalla sguardi esterni. L’estate, al contrario, strappa questa protezione.
Mettersi in costume o indossare abiti leggeri significa smascherare un corpo che la società può guardare con sospetto.
In spiaggia o in piscina, la corporeità diventa terreno di confronto e scontro silenzioso:
- Le smagliature, la pancia morbida del post-partum sono dettagli che il mondo esterno interpreta spesso come semplice “forma fisica non ancora recuperata”, ignorando che sono le impronte di una maternità vissuta e interrotta.
- Il contrasto con i corpi incinti esposti sotto il sole o con i corpi di altre madri che tengono in braccio i loro neonati può amplificare il senso di estraneità e di tradimento percepito verso la propria fisicità.
- In estate il bombardamento mediatico sul “recuperare il corpo di prima” diventa soffocante. Per chi vive un lutto perinatale, quel “prima” non è solo una questione estetica, ma il simbolo di un’epoca felice che non c’è più.
Può presentarsi una resistenza sottile nel far vedere il proprio corpo dolorante in un contesto che esige perfezione e festa. Alcune madri raccontano il fastidio per gli sguardi altrui, la paura che qualcuno chieda “A quando il termine?” vedendo una pancia ancora pronunciata, o al contrario il senso di colpa nel mostrare un corpo che sembra “normale” mentre dentro tutto è sfracellato.
Il corpo che ha attraversato il lutto perinatale non deve “tornare in forma” per compiacere la stagione, né deve nascondersi per non disturbare la spensieratezza altrui. È un corpo che ha amato, custodito e sostenuto la vita, e che ora sta elaborando un passaggio profondo. Merita rispetto, protezione e, soprattutto, il tempo di ascoltare la propria fatica senza doversi giustificare.
Se stai attraversando il lutto perinatale, AILPe – Associazione Italiana Lutto Perinatale, è accanto a te.
Il corpo d’estate durante il lutto perinatale