…semplicemente ciao


Non ci sei più.

Me lo ha detto guardandomi dritto negli occhi.

Ricorderò per sempre quegli occhi.

Ho perso l’aria, lì a metà della gola.

Il cuore è esploso in un tonfo che ha risuonato dentro le tempie.

Non ci sei più.

Non ho pianto subito, solo dopo un po’.

Non ho deciso di piangere, ma ho pianto senza potermi fermare.

Non so cosa fare: cosa si fa in questi casi?

Non era previsto: si sarebbe potuto prevedere?

Non ci sei più.

Raggomitolata dentro me stessa sto in uno spazio senza tempo, né colore.

Gli occhi strizzati, così forte da farmi male.

Quando li riaprirò non sarò più qui.

Sarò lì, con te, ovunque sia.

Non ci sei più.

Ed io non so dove sei.

Non so chi sei.

Non so chi saresti stata.

Non so nulla più nemmeno di me.

Non ci sei più.

Vorrei non fossi mai esistita, per non trovarmi ora qui, raggomitolata dentro me stessa in uno spazio senza tempo, né colore.

Tengo gli occhi serrati.

Non so se posso sopravvivere a me, senza te.

Me lo ripeto continuamente:

Non ci sei più.

Se lo scavo in ogni secondo che scorre, forse mi abituerò a me, senza te.

Dove ti metto?

Magari avessi quella fede che tentano di insegnarmi fin da bambina.

Saresti un angelo, una nuvola, un cuore… saresti ovunque.

Invece non ci sei più.

La fede non si insegna.

Forse si trova, si scopre, si costruisce, ci si rifugia.

Oppure si fa senza.

Ci vuole coraggio a stare nel nulla: io ce l’ho?

Non ci sei più.

Ed io posso rimanere raggomitolata dentro me stessa in uno spazio senza tempo, né colore.

Oppure posso cercare quel coraggio.

Dischiudo gli occhi senza fretta.

Stendo il corpo in tutta la sua lunghezza.

Ascolto l’aria passare dentro le narici e riempire i polmoni.

Seguo il battito del mio cuore.

Silenzio.

Ecco il nulla.

Sarà che l’oscurità mi ha avvolta per parecchio tempo, ora i colori mi sembrano più brillanti.

Sarà che il mio corpo traditore non ha meritato più le mie cure, ora sento cosa deve avere sopportato e lo ammiro.

Sarà che ho dimenticato cosa si prova a respirare, ora mi sembra di volare.

Sarà che ho riscoperto d’avere un cuore che batte, ora so cosa sia il coraggio.

Sarà che il silenzio mi è diventato caro, ora il nulla non fa più paura.

Non ci sei più.

Non so dove tu sia, se tu sia da qualche parte.

So che c’è stato un tempo in cui siamo state insieme.

E’ stato meraviglioso.

Lo terrò stretto a me senza dimenticarlo mai.

Allora ciao.

… semplicemente ciao.

 

Ci sono morti che non muoiono mai.

Ci sono morti che muoiono e basta.

Sopravvivere è una scelta di chi resta.

Vivere anche.

Erika Zerbini

4 settembre 2017


Informazioni su Erika Zerbini

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, mamma e moglie, autrice di:
Nato vivo (PM edizioni 2016)
Professione MAMMA (Eidon Edizioni 2015)
Questione di biglie (Eidon Edizioni 2012)
del blog: professionemamma.net

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