Il rito funebre al tempo del Coronavirus


Il rito funebre al tempo del Coronavirus, ha subito un brusco e inatteso cambiamento.

Le disposizioni volte a contenere la diffusione del contagio, stanno impedendo il normale svolgimento delle cerimonie funebri.

Ci troviamo collettivamente di fronte ad uno scenario destabilizzante: come possiamo affrontarlo? Perché ci destabilizza?

Ne parla Andrea Cavallaro, impresario funebre, insieme a Maria Angela Gelati, tanatologa.

Il rito funebre ci accompagna da sempre, spiega la Dottoressa Gelati, una delle sue funzioni è quello di far passare il defunto dal mondo dei vivi al mondo dei morti.

Un’altra funzione è quella di cicatrizzare la ferita, ossia le relazioni che sono state interrotte con l’avvento della morte, possono essere ricucite col rito funebre.

Altra funzione del rito funebre è quella di onorare il morto: nella nostra società individualista, si dà molta importanza alla vita di ciascuno di noi e anche a livello rituale tendiamo a ricordare, o celebrare, ciò che il defunto è stato in vita. Questo avviene sia a livello religioso, che ricordando il defunto per come è stato, attraverso una canzone che amava, una poesia, o con uno dei suoi scritti (se era una persona che scriveva), con una donazione (se era parte di un’associazione particolare), ecc.

I riti ci aiutano anche a conferire una nuova identità a chi passa dal mondo dei vivi a quello dei morti, qualunque sia la nostra idea del dopo vita.

Infine i riti aiutano a consolare i vivi nel doloroso momento della perdita.

Anche se in questo momento non ci è possibile svolgere il rito funebre così come siamo abituati a viverlo, possiamo comunque fare delle cose, nei limiti della nostra abitazione, per cercare di stare meglio?

Quello che possiamo fare è concedere uno spazio e un tempo di parole e azioni con cui confrontarci con il nostro dolore.

Noi possiamo, nella nostra abitazione, individuare uno spazio e un tempo, inteso come un orario, un giorno, in cui le persone in lutto possono raccogliersi e condividere un momento di preghiera, un momento di silenzio, di lettura, o di ascolto di un brano musicale, che era importante nella vita non solo del defunto. Questo almeno fino a quando non sarà possibile la celebrazione del rito funebre di suffragio. 

Ci sono molti modi di onorare la memoria. Ogni modo è unico e personale.

Per esempio si può accendere una candela.

La candela è un simbolo fortissimo: con la fiamma di una candela possiamo dire alcune cose, come una preghiera come quella di seguito:

Accendo questa candela
perché la sua fiamma
brilli nel silenzio mattutino
nel pomeriggio ardente
nella notte che viene.

Accendo questa candela per noi.
Il mio amore ti accompagni
in questo viaggio
insieme al popolo di stelle.

La tua essenza brilli forte
così che possa vederti o sentirti
così che possa calmare la paura
e asciugare le lacrime.

Un
Buon viaggio.

Scrivere è un modo simbolico di ricordare il nostro caro e di conseguenza di dare voce al nostro dolore. 

Le persone a casa possono scrivere su un diario o un foglio, poiché la scrittura diviene una sorta di viaggio interiore e quindi diamo voce a ciò che sentiamo dentro di noi.

Possiamo fare anche delle azioni, come piantare un albero o prendersi cura di un fiore: sono azioni che possiamo fare nel momento in cui non possiamo andare al cimitero o non possiamo partecipare ad una cerimonia, come in questo periodo.

È possibile ricreare in qualche modo una ritualità collettiva, capace di sostenere i dolenti in questo momento, attraverso gli strumenti digitali?

I funerali in diretta streaming, sono sempre più diffusi e possono essere una possibilità, in questo momento. 

Ringrazio Maria Angela Gelati e Andrea Cavallaro, per questo prezioso supporto, che potete ascoltare integralmente cliccando QUI

Vi ricordiamo che, in questo momento di quarantena, offriamo il nostro supporto di ascolto alle famiglie in lutto perinatale e agli operatori sanitari dell’area perinatale, per maggiori informazioni, cliccate QUI.

Il rito funebre al tempo del Coronavirus


Informazioni su Erika Zerbini

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, mamma, autrice e facilitatrice di "Funamboli", Gruppo AMA dedicato ai genitori in lutto perinatale, presso "E.O. Ospedali Galliera" (GE). Pubblicazioni: Questione di biglie (Eidon Edizioni), Professione MAMMA (Eidon Edizioni), Nato vivo (YCP), Insieme, l'albo illustrato sul lutto perinatale (YCP), Sembrava una promessa - Racconto (YCP), Chiamami Mamma (YCP). Fondatrice del blog Professionemamma.net

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