Quando la consapevolezza uccide la poesia…


Quando la consapevolezza uccide la poesia…

Me ne accorgo ogni volta che incrocio genitori in attesa dei loro piccoli… privi della mia stessa consapevolezza.

Loro raccontano l’attesa come un viaggio dalla meta certa.

Contano i giorni e intanto allestiscono: il loro essere genitori, il loro essere famiglia, la casa, l’auto… è tutto un costruire.

Avverto il fremito della loro emozione. Trepidanti, ansiosi, gioiosi, intimoriti… c’è tutto in ogni loro respiro. Tutto eccetto una cosa: nemmeno per sbaglio, passa nella loro mente l’idea che non stringeranno il loro bambino fra le braccia.

Si domandano quando e come, ma mai SE.

Quel SE è la linea di confine.

SE tutto andrà come deve, allora…

SE accadrà l’irreparabile, allora nulla sarà più come prima e fine della poesia.

Spero che non conoscano mai questo lato della realtà, così sorrido con loro e taccio, tenendo per me quella preoccupazione che non conoscono e che in me si genera automaticamente.

Nessuno lo dice. Non sapevo che potesse accadere, perché nessuno me lo ha mai detto, nessuno lo dice mai.

Ogni genitore che ha dovuto dire addio al suo bambino, mi riporta questa considerazione. Nessuno escluso.

La linea di confine è netta.

Già, nessuno lo dice.

In che senso? Cioè, se io svelassi ad ogni genitore in attesa, felicemente in ansia per l’imminente cambiamento nella sua esistenza, che quel cambiamento potrebbe non verificarsi esattamente come si aspetta, farei la differenza? Darei un’informazione utile?

Io non credo. Per contro penso che riuscirei a rendermi piuttosto indigesta.

L’informazione deve essere un’altra e diffusa diversamente.

Per esempio, così come negli ospedali, nei consultori, negli studi medici, ecc., troviamo manifesti sulla prevenzione dei tumori o altre patologie, perché non troviamo anche una cartellonistica che ci indichi quali siano i passaggi nel caso di morte pre e perinatale?

No, non dite che sia superfluo, esagerato o che impressioni, piuttosto che porti sfortuna.

Perché non mi dovrebbe impressionare rendermi conto che potrei ammalarmi di tumore al seno? Non è forse un’informazione altrettanto impattante?

Dite che sia una questione di numeri? Di tumore si ammalano in tanti, i figli i attesa muoiono raramente?

…magari fosse così!

Magari…

Se vi dicessi che gli aborti precoci arrivano ad essere persino la metà delle gravidanze?

Ma anche fosse raro: perché non è importante sapere come muoversi in un momento tanto traumatico della propria vita?

Perché vedete, anche la morte impone di prendere delle decisioni importanti, che determineranno il futuro: un conto è essere costretti a fare i conti con un evento di cui non si conosce l’esistenza e dover decidere in fretta su tutto, in mezzo al trauma, il dolore, l’incredulità; un altro è trovarsi in una situazione più o meno nota e dover decidere, sempre in fretta, in mezzo al trauma, il dolore, l’incredulità.

Ecco, se esistesse un’informazione in merito a questo possibile esito, forse riuscirei a farmi contagiare di più dalla poesia dei genitori ignari, che tanto ignari non sarebbero più.

Mi manca quella poesia… è meravigliosa!

…e come sempre, si apprezza veramente qualcosa, quando non la si ha più.

Quando la consapevolezza uccide la poesia…

Quando la consapevolezza uccide la poesia…


Informazioni su Erika Zerbini

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, mamma, autrice e facilitatrice di "Funamboli", Gruppo AMA dedicato ai genitori in lutto perinatale, presso "E.O. Ospedali Galliera" (GE). Pubblicazioni: Questione di biglie (Eidon Edizioni), Professione MAMMA (Eidon Edizioni), Nato vivo (YCP), Insieme, l'albo illustrato sul lutto perinatale (YCP), Sembrava una promessa - Racconto (YCP), Chiamami Mamma (YCP). Fondatrice del blog Professionemamma.net

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