Le cause più frequenti di morte perinatale dalla 20° settimana di gravidanza


Morte perinatale: le cause più frequenti dalla 20° settimana di gravidanza

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recovery from miscarriage

NOTA:

Negli Stati Uniti il tasso di mortalità perinatale viene definito dal National Center for Health Statistics. Questo valore riporta le percentuali relative alle morti fetali tardive (ovvero oltre le 28 settimane di gestazione) e include anche quelle che avvengono nei primi 6 giorni di vita (National Center for Health Statistics, 2006). In questo articolo, che tratta dati statunitensi e internazionali, si parlerà di morte fetale intrauterina (IUFD – Intrauterine Fetal Death) ovvero della morte di un bambino dalla 20° settimana sino al termine della gravidanza, spesso anche chiamata nascita di un bimbo morto o morte fetale.

 

Negli Stati Uniti, si stima che, la frequenza di morti fetali successive alle 20 settimane di gestazione, ammonti a circa la metà di tutte le morti prenatali.

(Druzin, Smith Jr., Gabbe  & Reed, 2007)

I dati, inoltre, riportano che mentre il  70-90 % delle morti fetali avviene prima del travaglio, più del 50% si verifica tra le 20 e 28 settimane.

(Druzin et al. 2007)

La causa di questo esito può essere sconosciuta oppure la conseguenza di una serie di maladattamenti fisiologici, come le situazioni di asfissia, le malformazioni congenite o le complicazioni che sopravvengono a volte in gravidanza. Tra queste ultime  si riportano la preeclampsia, l’eclampsia, il distacco di placenta, la placenta previa, il diabete, la malattia renale, le problematiche del cordone ombelicale, il ritardo della crescita fetale  e l’alloimmunizzazione.

Si possono verificare morti  prenatali  a seguito di anomalie congenite oppure a causa di esposizione fetale ad agenti teratogeni nell’ultima fase della gravidanza.

(Blackburn, 2007)

Altri decessi potrebbero invece accadere senza causa apparente.

Negli ultimi anni, nei paesi industrializzati, le morti perinatali spontanee sono diminuite, in quanto la diagnosi precoce di anomalie congenite e il progresso nelle tecniche dei test genetici hanno fatto sì che le persone ricorrano più spesso all’aborto terapeutico.

All’inverso, i progressi attuali sulle tecniche di riproduzione e sul loro utilizzo hanno aumentato l’incidenza della morte fetale, in quanto, ad esempio, le gravidanze  concepite in vitro presentano percentuali più alte di insuccesso e di complicazioni (distacco della placenta, morte fetale dopo la 24° settimana, ipertensione gestazionale, placenta previa e parti cesarei).

(Shvell, Malone, Vidaver et al., 2005)

Alcune procedure di test genetici come l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali (CVS) possono anch’esse causare l’interruzione della gravidanza.

Nei Paesi in via di sviluppo, invece, sono le infezioni ad avere un ruolo importante sulla percentuale di mortalità. Tali infezioni (ad esempio l’Escherichia coli, lo streptococco del gruppo B, l’Ureoplasma urealyticum)  si manifestano sia prima sia dopo la rottura delle membrane e hanno come conseguenza la morte del bambino.  Cause virali frequenti sono il parvovirus e il coxsackievirus.  Altri fattori causali di decesso sono il Toxoplasma gondii, la Listeria monocytogenes e gli organismi che causano la leptospirosi, la febbre Q e la malattia di Lyme, così anche la sifilide non curata e la malaria.

(Gibbs & Roberts, 2007)

Anche le cause paterne dovrebbero essere prese in considerazione. Recentemente, uno studio ha stabilito che esiste infatti una connessione tra l’esposizione paterna ai pesticidi e l’alta percentuale di morte fetale.

(Ronda, Regidor, Garcia & Dominiguez, 2005)

Altre ricerche evidenziano come alcune condizioni materne possono essere associate ad alti tassi di morte fetale come ad esempio la pregressa esposizione ad alcuni antigeni batterici e virali inducenti una risposta autoimmune.

(Silver, 2007)

Infine, le donne affette da trombofilia autoimmunitaria ed acquisita presentano più alti tassi di aborti e di morte fetale rispetto a quelle esenti da patologie ematologiche.

(Michel & Tiu, 2007)

FATTORI ASSOCIATI ALLA MORTE PERINATALE:

  • FATTORI FETALI
  • Malattie cromosomiche
  • Difetti alla nascita, non di natura cromosomica
  • Anencefalia, difetti del tubo neurale aperto, idrocefalo isolato, vizi cardiaci congeniti
  • Idrope fetale non immunitaria
  • Infezioni
  • Complicazioni di gestazioni multiple
  • FATTORI MATERNI
  • Gravidanza prolungata
  • Diabete
  • Ipertensione cronica
  • Preeclampsia/eclampsia
  • Età materna avanzata
  • Trombofilia ereditaria
  • Sindrome da antifosfolipidi
  • Rottura dell’utero
  • Malattia da RH
  • Batteri ascendenti dalla vagina
  • FATTORI PLACENTARI ED ALTRI
  • Placenta previa
  • Distacco di placenta
  • Problemi al cordone ombelicale
  • Rottura prematura delle membrane
  • Abuso di sostanze
  • Fattori sconosciuti

Autrice: Novella Buiani

Bibliografia:

Assistenza alla maternità di Ladewig-London-Davidson. Edizione italiana a cura di M. Guana, L. Grassi, Edizioni Piccin, 2013.


Informazioni su Novella Buiani

Psicologa Perinatale.
Mi occupo da diversi anni di lutto in gravidanza e nel post nascita considerandomi una “libera cercatrice” sull’argomento.

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