Il lutto perinatale: definizione, classificazioni e caratteristiche


Il lutto perinatale: definizione, classificazioni e caratteristiche“, a cura di Davide Defilla, Psicologo e Psicoterapeuta.

Definizione e classificazioni

Lutto perinatale. Un dolore atroce celato dietro due parole un po’ tecniche che meritano di essere chiarite. Con il termine lutto, in psicologia, si fa riferimento ad un processo accompagnato da reazioni psicologiche e comportamentali conseguenti ad una perdita, reale o percepita.

La parola perinatale significa letteralmente “intorno alla nascita”.  

Pertanto l’espressione indica la morte di un figlio che convenzionalmente si verifica tra la ventottesima settimana di gestazione e il mese di vita del bambino. Quando la perdita avviene nel periodo antecedente la nascita si parla invece di lutto prenatale. Nelle due categorie ricadono pertanto diverse tipologie di eventi drammatici in gravidanza e dopo il parto:

  • Aborti spontanei
  • Interruzioni volontarie di gravidanza
  • Interruzioni terapeutiche di gravidanza
  • Morte in utero
  • Morte subito dopo la nascita

Le caratteristiche del lutto

 La parola lutto evoca di per sé sofferenza, una sofferenza attraverso cui prima o poi ognuno di noi deve passare e che quindi un po’ tutti conosciamo bene.

Questo processo coinvolge la dimensione fisica, quella emotiva, quella cognitiva, quella spirituale e sociale:

  • a livello fisico possono manifestarsi disturbi del sonno come insonnia, risvegli notturni, incubi ricorrenti; disturbi dell’alimentazione come inappetenza o abbuffate; problemi all’apparato gastro-intestinale come nausea, vomito, diarrea; in alcuni casi si può sperimentare persino una modificazione delle percezioni corporee.
  • a livello emotivo una persona può sperimentare incredulità, senso di irrealtà, tristezza o vera e propria depressione, rabbia, solitudine, senso di vuoto, impotenza, paura, colpa ma anche gioia o senso di liberazione.
  • a livello mentale i pensieri possono rallentare o accelerare, diventare intrusive e disturbanti ossessioni, sino a portare ad una perdita di lucidità, parziale o totale, con conseguente confusione e disorientamento. In alcuni soggetti predisposti si osservano anche senso di alienazione e di irrealtà, come se stessero osservando se stessi e il mondo circostante attraverso un filtro o come se ciò che sta accadendo loro non li riguardasse in prima persona.
  • le credenze spirituali subiscono una forte scossa che conduce ad un loro radicamento, ad una loro perdita o ad una loro riformulazione, modificazione o riorganizzazione.
  • la sfera socio-relazionale subisce dei contraccolpi che possono configurarsi come distanza dagli altri, senso di estraneità, difficoltà di comunicazione, tendenza all’isolamento o alla ricerca di persone che hanno vissuto esperienze simili con le quali condividere il proprio dolore.

Normalmente il lutto richiede del tempo per essere elaborato, necessita di ascolto e contenimento e il suo superamento passa attraverso l’espressione e la condivisione del dolore fisico ed emotivo nonché dei pensieri angoscianti e disturbanti.

La presenza di altri significativi che ci affianchino e ci sostengano in questo percorso permette la ricerca e l’attribuzione di un senso condiviso a ciò che è accaduto e il conseguente superamento delle esperienze di perdita, anche delle più drammatiche.

La mente possiede delle risorse protettive straordinarie,  capacità innate di autoguarigione e sono proprie queste capacità di elaborazione del  dolore che hanno permesso all’essere umano di superare i grandi traumi della storia, sia a livello individuale che collettivo.

Le caratteristiche specifiche del lutto perinatale e prenatale

La perdita di un figlio può essere annoverata tra le esperienze più traumatiche nella vita di un uomo, un’esperienza mentalmente e fisicamente devastante, capace di mettere in crisi le convinzioni più profonde, la visione della vita, le relazioni affettive e il senso e l’immagine di sé. Non si tratta di un lutto qualsiasi, ma di un lutto particolarmente pesante e di più difficile elaborazione in quanto possiede caratteristiche del tutto particolari.

Innanzitutto è una morte che coincide con l’atto di donare la vita, il che la rende del tutto innaturale e quindi incomprensibile.

Inoltre si pone in contrasto con il corso regolare dell’esistenza che prevede che i genitori muoiano prima dei figli e si verifica in un momento, la gravidanza, in cui la donna è particolarmente fragile e vulnerabile per via dei profondi cambiamenti fisici e psichici a cui è soggetta.

Infine il feto/bambino deceduto è un individuo che gli altri non hanno potuto conoscere, è vissuto solo nella sfera intima della mamma e questo fa si che spesso l’equipe medica e in generale la società, neghino l’esistenza di questo figlio. Il mancato riconoscimento del dolore da parte delle persone circostanti rafforza generalmente il senso di solitudine del genitore o dei genitori, rendendo ancora più difficile e dolorosa l’elaborazione del lutto.

Per il padre e la madre la perdita è reale.

Il rapporto con il figlio non si instaura al momento della nascita ma ha inizio molto prima, secondo alcuni già con il desiderio della sua generazione. Un legame inizialmente solo pensato e desiderato e in qualche modo già nascente, si consolida e struttura con i cambiamenti fisiologici del corpo della madre, la percezione dei movimenti del feto, le prime ecografie, il suono del battito cardiaco. Pian piano i genitori fanno spazio, fisico e mentale, al nascituro, lo immaginano, fantasticano sulla sua presenza, ne preparano la venuta, elaborano progetti futuri. Tutto questo che fa si che si strutturi molto prima della nascita un legame di attaccamento con lui. La morte spezza drammaticamente questo rapporto e i sogni si infrangono su di essa.  E’ un evento lacerante, straziante, contrario alla logica naturale degli eventi e pertanto molto difficile da comprendere e da accettare.

Il paradosso di una morte che va a identificarsi con l’atto di donare la vita sfugge a qualsiasi tentativo iniziale di darvi un significato. La mente non è preparata e mai potrebbe esserlo.

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Fonte: Bubble.com

Ne consegue un inferno emotivo che può oscillare rapidamente tra incredulità, negazione, rabbia, impotenza, angoscia, tristezza, senso di inadeguatezza e vergogna, colpa e invidia-ostilità verso altre donne gravide o altri genitori.

In alcuni casi il corpo delle madri conserva memoria della gravidanza e alcune di loro continuano ad avvertire i movimenti nella pancia o il pianto del loro bimbo. Può accadere che il corpo si prepari all’allattamento senza che però via sia il suo naturale destinatario. Altre volte ancora può verificarsi quella che viene chiamata sindrome delle braccia vuote, ossia un senso di dolore o peso alla braccia che simbolicamente si caricano di un amore privato del suo oggetto di accudimento. Tutti questi fenomeni ricordano ciò che avrebbe potuto essere e non sarà.Lo strazio di un dolore senza volto e senza nome.

Un dolore che ha bisogno di essere riconosciuto e accolto per essere lenito.

La drammaticità del lutto pre e perinatale può essere parzialmente alleviata se le figure coinvolte nella perdita possono affidarsi a persone competenti, sensibili ed empatiche, capaci di fornire loro uno spazio di ascolto, comprensione umana, sostegno emotivo, comunicazioni chiare e complete, tempi e spazi adeguati.

Per questo è bene che coloro che sono state vittime di un evento così drammatico si rivolgano ad associazioni e figure professionali competenti che li affianchino nel percorso lento e graduale di elaborazione di una sofferenza, un cammino che trasformi un dramma senza sbocco in una possibilità di futuro aperta alla speranza.

Davide Defilla (Psicologo e Psicoterapeuta)


Curiosità:
L’immagine si trova su quello che doveva essere il muro interno di una casa. Ora questo muro è ciò che resta di un edificio vicino ad un terreno abbandonato. Questi muri sono molto tipici di Atene.
Fonte dell’immagine: Kouk

Bibliografia:
L. Bullari, A. De Marco, Le madri interrotte. Franco Angeli, 2013

 


Informazioni su Erika Zerbini

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, mamma e moglie, autrice di:
Nato vivo (PM edizioni 2016)
Professione MAMMA (Eidon Edizioni 2015)
Questione di biglie (Eidon Edizioni 2012)
del blog: professionemamma.net

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