Il giro dell’oca, di Erri De Luca


«Non so da quale madre potevi uscire al mondo, figlio che non ti posso dire figlio mio.

Stasera ascolti mentre ti racconto.(…)

Sei adulto, non so niente di com’eri prima. (…) Ci troviamo stasera a tavola per cena.

Una donna in gioventù mi disse di avere abortito.

Stetti zitto, non contavo niente nella sua decisione presa e fatta.

Stavamo insieme e dentro una folla di coetanei. (…)

Gravidanza era allora buttare un figlio in pasto al mondo.

Tu non sei quel figlio, pezzo di vita in viaggio, scavato col cucchiaio. Poi lei non ne ha potuti avere.»

Così una sera senza corrente elettrica, mentre la fiamma del camino illumina la tavola durante la cena, un padre incontra suo figlio assente e gli racconta un poco di vita scivolata.

Leggevo il libro dove un uomo anziano inventa un figlio. È un falegname e se lo fa di legno. Gli piaceva l’idea di farsi dire babbo.

Sei apparso così, costola di un’altra storia, figlio di uno che fa con le parole, materia che non viene da un albero tagliato. La carta su cui scrivo, invece sì.

È la storia di un padre, un uomo, che non ha potuto risparmiarsi niente, poiché impara solo da ciò che commette.

il giro dell'ocaUna storia inevitabilmente intrecciata a quella dei suoi genitori: sua madre che parla napoletano, con una gran paura del suono delle sirene, preludio dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale; suo padre che ha parlato sempre l’italiano, eccetto che per quell’ultima sua frase in punto di morte, pronunciata in napoletano; e lui che scrive in italiano, ma che con se stesso comunica in napoletano. I suoi anni giovanili, la guerra che non gli è capitata, ma che è andato a cercare, il suo lavoro operaio e le lotte che non erano la rivoluzione, ma la conquista di qualche miglioramento, e legante della classe operaia, che restava unita per far valere i propri diritti, difendendo la coscienza di possedere una forza civile indipendente.

Il monologo si trasforma presto in un dialogo nel quale il figlio non risparmia nulla a suo papà e lo conduce a svelare e svelarsi. Finché questo figlio assume un ruolo perfino più importante del ruolo del papà, mero narratore e non personaggio.

Rimpiazzarti? Non me la sento, troppo impegno esistere.

La responsabilità di un corpo in mezzo a istinti, sentimenti di amore, di giustizia. Dover stabilire una linea di condotta.

Ridurmi ad una persona sola e rinunciare alle altre possibili che prendo da un immenso guardaroba.

Stasera figlio, in altre pagine pesce, calzolaio, cacciatore, soldato, qualche volta una donna, un assassino, un giardiniere.

Stasera sono il figlio che non vuole essere suo padre e proseguire al posto suo.

Questo figlio, in questa sera è necessario. Necessario a suo padre che senza di lui non avrebbe potuto scrivere questa conversazione.

Eppure ammette: Non avrei potuto crescerti, bastavo scarso a me.

In questa notte però lo fa esistere e perfino nascere:

Vedo la tua affacciata, le mie mano sono pronte a prenderti al volo.

Ho un panno per avvolgerti. Vedo la tua testa, prolunga del corpo di tua madre.

La luce del tramonto arrossa il pavimento. Le mie palme aperte aspettano il tuo peso di coniglio.

Il figlio nasce ed esiste e per questo esisterà per sempre.

Finché la fiamma del fuoco si affievolisce e per lui è ora di andare.

«Come succede figlio? Esci? Ti accompagno alla porta e dove vai stanotte?»

Non esco, rientro. Ritorno nel tuo spazio, dal quale sono uscito perché mi hai fatto posto.

Il giro dell’oca, Erri De Luca


Il valore di questo scritto va molto oltre le parole a mia disposizione.

C’è un padre che si mette a nudo di fronte a suo figlio.

C’è un figlio senza passato e senza nome, eppure dotato di grande personalità. Acuto e curioso percorre gli angoli più o meno sperduti dell’esistenza di suo papà.

In nessun luogo il pretesto per il giudizio, il rimpianto, la recriminazione, piuttosto una sequenza di istantanee della vita, così come è andata.

Nello spazio di una prima e una quarta di copertina si incontrano due persone che non si sono mai conosciute, eppure si conoscono così bene.

Si incontrano due millenni, due secoli, due generazioni, i punti di vista e le possibili interpretazioni:

Di fronte alla realtà rimango principiante.

Così questo scritto posso leggerlo e rileggerlo ancora, poiché in sé ha già tutto e ogni altra parola guasterebbe ciò che è espresso al meglio dal suo autore.

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Informazioni su Erika Zerbini

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, mamma, autrice e facilitatrice di "Funamboli", Gruppo AMA dedicato ai genitori in lutto perinatale, presso "E.O. Ospegali Galliera" (GE). Pubblicazioni: Questione di biglie (Eidon Edizioni), Professione MAMMA (Eidon Edizioni), Nato vivo (YCP), Insieme, l'albo illustrato sul lutto perinatale (YCP), Sembrava una promessa - Racconto (YCP), Chiamami Mamma (YCP). Fondatrice del blog Professionemamma.net

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